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congresso fivaLe dinamiche del commercio ambulante e su aree pubbliche nell'ultimo quadriennio

VENEZIA 15/16 NOVEMBRE 2008

PREMESSA
Noi venditori ambulanti e su aree pubbliche siamo sempre stati considerati, anche statisticamente, un'attività commerciale di carattere minore e importanza marginale. Cosa che in qualche modo è vera ma che non ci rende giustizia. A partire dai dati statistici.

Ma c'eravamo e, aggiungo, ci siamo. Mercati quotidiani e settimanali, fiere, chioschi isolati, posteggi a rotazione, operatori in forma itinerante, ciascuno può vedere la nostra presenza, con le nostre bancarelle e con un servizio che rendiamo non solo sul piano della distribuzione delle merci ma anche sul piano dell'incontro e della socializzazione, del rapporto umano con il consumatore, del servizio alla gente comune. Spesso, in taluni luoghi abbandonati e degradati, è soltanto il mercatino a segnalare un minimo si vivibilità. Certo, qualche problema il nostro commercio lo crea. Ma provate solo un attimo ad immaginare le nostre città senza un mercato o una fiera o le città turistiche senza i nostri chioschi. In più di qualche centro storico sarebbe il deserto.

I numeri allora stanno a fotografare questa realtà che solo per comodità chiamiamo minore, che certamente non dispone di apparati scenici o pubblicitari rilevanti, che altrettanto certamente non riesce ad assicurare servizi di vendita accessori ma che è in grado di rendere un servizio importante, che è in prima fila nella difesa della fascia più debole del consumo, che rappresenta una concreta alternativa alle cattedrali avveniristiche del consumo. Probabilmente, stando dietro un banco, non ci si rende conto dell'importanza dei numeri, che invece sono decisivi non solo perchè segnalano lo spessore del nostro lavoro, ma soprattutto ai fini della considerazione di una attività da parte delle pubbliche istituzioni in termini di regolamentazione normativa e di sostegno economico. Su questo, oggettivamente, scontiamo una sottoconsiderazione non solo delle istituzioni ma anche degli istituti di studio e di ricerca. Pazienza, ben ci conoscono i consumatori.

L'organizzazione sindacale, tuttavia, ha il dovere di evidenziare il peso - anche numerico - della categoria rappresentata, la sua crescita e la sua strutturazione interna, nella logica di fornire informazioni corrette sulla realtà di cui è l'espressione. Lo studio che segue riguarda tutte le classificazioni delle attività svolte dalle imprese di commercio ambulante e su aree pubbliche, con una fotografia che spazia nell'arco dell'ultimo quadriennio e muove dal 1998. Cioè dalla data della riforma del commercio, a partire dalla quale il settore ha visto un aumento continuo delle imprese, salvo la battuta di arresto del 2007, prontamente recuperata con l'ulteriore crescita registrata al 30 giugno di quest'anno.

Se dovessi sintetizzare in una mia prima ed istintiva riflessione i dati che seguono, mi sembrerebbe di poter dire che il settore, al di là di qualche ombra e di qualche spunto negativo tutto da verificare, gode di buona salute. Se le imprese di commercio ambulante e su aree pubbliche aumentano, ciò vorrà anche dire che esse sono considerate un mezzo dignitoso per l'attività di impresa e di lavoro autonomo. Il problema che ci dovremo porre sarà quello di capire come, con un'evoluzione del genere e con la contestuale stagnazione dei consumi, le nostre imprese potranno rafforzare la loro valenza economica e quindi essere ancora e maggiormente competitive.

In ogni caso gli ambulanti ci sono e, da quel che emerge non solo dai dati ma dalla realtà quotidiana, sono destinati a restare sul mercato della distribuzione al dettaglio con un ruolo non secondario: in quanti e con quali forme di attività saranno soprattutto i consumatori a deciderlo ma - almeno in parte - le imprese stesse e le loro organizzazioni di riferimento.

Giacomo Errico
presidente della Fiva Confcommercio

AVVERTENZA METODOLOGICA
I dati statistici che seguono sono stati elaborati sulla base della consistenza delle imprese attive iscritte al Registro Imprese per l'attività di commercio su aree pubbliche al 30 giugno di ciascun anno di riferimento, in base alle rilevazioni degli archivi Unioncamere e dei dati pubblicati dall'Osservatorio del commercio presso il Ministero dello Sviluppo Economico. In tal senso sono stati utilizzati i codici di classificazione adottati dall'Istat con il sistema ATECO 2002. Tenuto conto della data di rilevazione e delle modalità di classificazione (per codici quella di Unioncamere, per riepiloghi settoriali quella del Ministero), è possibile che qualche dato non sia perfettamente in linea ma ciò non va ad inficiare il senso generale del presente studio.

Sono stati presi in considerazione i dati della classe 52.62 (commercio al dettaglio ambulante a posteggio fisso) e delle sue 7 categorie di riferimento, nonchè delle sole categorie 52.63.3 (commercio al dettaglio ambulante a posteggio mobile di alimentari e bevande), 52.63.4 (commercio al dettaglio ambulante a posteggio mobile di tessuti e articoli di abbigliamento), 52.63.5 (altro commercio ambulante a posteggio mobile). Non sono stati quindi elaborati i dati della classe 52.63 ( commercio al dettaglio effettuato in altre forme al di fuori dei negozi) e delle categorie 52.63.1 (vendita diretta di prodotti vari mediante l'intervento di un dimostratore), anche se molte imprese che esercitano il commercio su aree pubbliche (si pensi, ad esempio, ai cosiddetti battitori) rientrano in tali classificazioni. A maggior ragione non si è tenuto conto del numero di imprese classificate sotto la categoria 52.63.2 (commercio effettuato per mezzo di distributori automatici).

C'è da osservare che il sistema di classificazione ATECO 2002 ha comportato alcune variazioni rispetto al precedente sistema ATECO 1991, variazioni che non toccano comunque nè la sostanza dei dati nè le possibilità di comparazioni con gli anni precedenti. Sul piano metodologico si rileva che la vecchia dizione "commercio ambulante a posteggio mobile" è stata finalmente sostituita con la dizione "commercio ambulante itinerante", rendendo la classificazione statistica più aderente alle definizioni legislative.

Le informazioni relative ai dati sono riferite alla attività prevalente, cioè alla attività merceologica denunciata al momento dell'iscrizione al Registro come principale. E' conseguentemente assente ogni riferimento ad eventuali attività secondarie.

Nella classificazione delle aree geografiche è seguito il metodo correntemente utilizzato dall'ISTAT: il Nordovest comprende le Regioni Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria; il Nordest raggruppa le Regioni Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia ed Emilia Romagna; il Centro le Regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio; il Mezzogiorno le Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria; l'area Isole comprende le Regioni Sicilia e Sardegna.

L'elaborazione dei dati è stata curata dall'Ufficio Studi della Federazione.

FIVA CONFCOMMERCIO
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NOTA Questi dati sono stati presentati in occasione del XIV Congresso nazionale (Venezia, 15-16 novembre 2008). Elaborazione FIVA su dati Unioncamere e Minindustria - novembre 2008.

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