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27/01/2012 - REGIONE TOSCANA, L.R. 28.11.2011 N. 63, MODIFICA AL CODICE DEL COMMERCIO, RICORSO DEL GOVERNO CONTRO L’ART. 29 BIS
Si ha notizia e conferma da parte della Regione Toscana che il Governo ha deciso l’impugnazione alla Corte Costituzionale dell’articolo 29 bis recentemente introdotto nel Codice del Commercio che esonera il settore commercio su aree pubbliche dall’applicazione dell’art. 16 della Direttiva Servizi (Bolkestein), con la motivazione di invasione delle competenze statali in materia di concorrenza.

 

ANVA e FIVA hanno pubblicato un comunicato stampa unitario per confermare tutto il loro impegno a ristabilire la situazione e a tutelare le imprese.

 

di seguito il testo del comunicato

 

COMUNICATO STAMPAIl Governo ha impugnato lo scorso 20 Gennaio la legge Regionale 63 che, come fortemente richiesto dalle categorie del commercio ambulante, rendeva giustizia alle nostre rimostranze sull’applicazione della direttiva Bolkestein al commercio su area pubblica.La Regione Toscana, escludendo il nostro settore dalla suddetta direttiva garantiva in momento di difficoltà straordinaria quale quello che stiamo attraversando, che un settore che conta circa quindicimila aziende in Toscana e oltre centosessantamila in Italia fosse di punto in bianco precarizzato, mettendo a rischio concretamente il posto di lavoro ed il reddito di decine di migliaia di famiglie. Di fronte ad un’importante e responsabile presa di posizione della Regione Toscana, in un modo che riteniamo assolutamente inaccettabile il Governo ha deciso di impugnare il provvedimento, senza considerare le implicazioni che questo può avere sulla tenuta non solo del nostro sistema economico, ma soprattutto sulla tenuta dello stato sociale della nostra Regione e di tutto il paese. Il commercio ambulante negli anni è profondamente cambiato, da attività marginale nel comparto economico generale è divenuto un elemento di primaria importanza in termini di produzione di ricchezza, di posti di lavoro, di servizio insostituibile alla cittadinanza, soprattutto alle fasce più deboli, e questo ha significato investimenti importanti delle aziende, che si fondavano sulla possibilità di far fronte agli indebitamenti contratti per le proprie attività attraverso la certezza del tacito rinnovo delle concessioni, che garantiva la possibilità di continuare nel proprio lavoro.Si adducono all’impugnazione motivi di concorrenza, o di liberalizzazione del mercato, forse qualcuno non ha ben chiara la realtà del nostro settore. Il commercio su area pubblica è un comparto da anni pienamente liberalizzato, i posteggi sono assegnati in modo assolutamente trasparente tramite bandi pubblici, e nessuna Legge vieta che si possano aumentare o introdurre nuovi mercati come dimostrano i vari nuovi bandi che i Comuni regolarmente fanno soprattutto per soddisfare le esigenze di servizio di varie aree dei loro territori.Crediamo che liberalizzare non significhi togliere il posto di lavoro a qualcuno, come accadrebbe con l’applicazione della direttiva Bolkestein , per darlo a qualcun altro, attraverso criteri che ad oggi nessuno è stato in grado di individuare, se non quello più volte paventato delle aste. Ciò significherebbe il concreto rischio di creare dei monopoli di gestione, ed il risultato sarebbe quello di non dare a tutti, come accade oggi, le stesse possibilità, ma di favorire solo i più forti.Continueremo quindi nella nostra lotta per la tutela della categoria, a tutti i livelli, compreso quello europeo, anche attraverso possibili mobilitazioni, perché crediamo che questa sia una battaglia non limitata alla legittima difesa del diritto al lavoro ma che abbia anche motivazioni oggettive di carattere etico e morale.

 

Attilio Camposano, Presidente Regionale FIVA-Confcommercio; Maurizio Innocenti, Presidente Regionale ANVA-Confesercenti
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