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06/12/2011 - ASSEMBLEA GENERALE DELL’UPVAD FIVA CONFCOMMERCIO: FRANCO GIOACCHINI CONFERMATO PRESIDENTE
Il 4 dicembre scorso, presso la Sala Franco Petacca del Centro Direzionale del CAR a Guidonia, si è svolta l’Assemblea Generale U.P.V.A.D. FIVA Confcommercio, al cospetto di oltre 250 Delegati.Numerose le Autorità intervenute: tra gli altri, Antonio Mazzocchi (Questore della Camera dei Deputati); Antonio Rosati (Assessore al Bilancio della Provincia di Roma); Davide Bordoni (Assessore alle Attività Produttive di Roma Capitale); Giuseppe Roscioli (Presidente Confcommercio Roma); Carlo Mitra (Presidente Onorario Confcooperative); Francesco Saponaro (Presidente Commissione Commercio della Regione Lazio); Fabio Massimo Pallottini (Amministratore Delegato di Cargest).L’Assemblea Generale ha confermato Franco Gioacchini alla guida dell’Associazione e ha approvato le modifiche statutarie, necessarie a seguito delle variazioni della carta statutaria confederale.

 

Di seguito, l’intera relazione assembleare del Presidente Gioacchini.

 

Cari Amici,desidero aprire questa relazione con un saluto davvero non rituale.Il “ Bon Ton” poco si addice alla gravità del momento, perciò i miei saluti saranno sintetici anche se calorosi e li rivolgo ai rappresentanti delle Istituzioni:ad essi va la mia gratitudine perché con la loro presenza confermano l’attenzione per le questioni del nostro settore.Non posso non ringraziare tutti, e uno per uno, i soci, i dirigenti e il personale della nostra struttura: la fedeltà a questo appuntamento assembleare e resa possibile anche al consenso, al lavoro e alla abnegazione quotidiana di tutti loro.Debbo confessare che in preparazione di questo incontro sono andato a rileggermi le note della precedente assemblea. Era il 16 giugno 2008.Mi ha colpito, non lo nascondo, la straordinaria e sfortunata coincidenza fra le considerazioni che allora facevo e la realtà che oggi è sotto gli occhi di tutti.La disputa sulla profondità, estensione e durata della crisi era molto viva, nel giugno 2008. Come spesso accade, la divisione fra ottimisti e pessimisti ha dovuto presto lasciare il campo alla cruda realtà dei fatti.Dicevo allora:” siamo immersi nel pieno di una crisi economica che si annuncia non breve e di non facile soluzione”.Potrei ripetere quelle parole, ma con qualche doverosa precisazione perché, tre anni dopo, la crisi epocale che stiamo vivendo ha acquistato dei contorni più netti e più gravi, la sua profondità sociale è estesa e le sue radici sono figlie di una globalizzazione selvaggia e incontrollabile.La globalizzazione ha accentuato la radicalità dei cambiamenti, spalmando sul mondo gli effetti delle scelte di liberismo che si sono imposte negli ultimi decenni del secolo scorso.Un liberismo e un mercatismo planetario spinto, senza i dovuti condizionamenti della politica con la “P” maiuscola, hanno fatto si che la finanza divenisse il dominus dei mercati, sostituisse le merci sino a divenire, non uno strumento dei mercati, ma essa stessa merce. Da qui la pratica di una cultura diffusa e insidiosa del “ Debito Cattivo”, quello che ha creato il consumo a debito ribaltando i canoni della sana economia, capovolgendone il suo fondamento principale, quello “ dell’economia reale”, che è e resta quella delle cose, dei prodotti, del debito buono.L’economia reale, quella che facciamo noi: il lavoro, l’impresa, sono progressivamente divenuti culturalmente marginali ed essa si è indebolita.La crisi economica, finanziaria, dei consumi è ulteriormente aggravata da una crisi politica e di rappresentanza mai vista prima di oggi.Assistiamo da tempo a un progressivo divario tra politici e cittadini. Sono venuti meno importanti punti di riferimento per la collettività, ovvero il potere e l’autorevolezza dei Partiti, del Parlamento, delle Organizzazioni sindacali.Per colmare questo vuoto occorre ritrovare lo spirito solidaristico e l’unità d’intenti fra tutte le componenti sane del paese.Queste considerazioni vanno fatte per avere chiara la lettura dei fatti e il segno politico di ciò che è accaduto e sta accadendo e per capire che il risanamento non può prescindere da una “ politica nuova” che deve affermarsi.Una parte rilevante dei guai che stiamo vivendo trovano origine anche nel fatto che progressivamente la politica ha abdicato alla propria funzione di “governo e regolazione” dei fatti e dei fattori economici e del mercato.Oggi la politica è delegittimata e debole di fronte agli eventi e ai cittadini e vive una sua peculiarità di bassa credibilità.C’è la necessità fondamentale di lavorare a generare la “buona politica” e al riguardo sarebbe interessante e urgente un impegno delle forze reali della società civile, perché si potrà ripartire solo riscoprendo valori e culture forti, ricche di contenuti e prassi quali quelle dei cattolici e dei laici liberali che hanno costituito i fondamenti della nostra giovane democrazia.Fatte queste premesse, resta il fatto che la crisi che viviamo ha già cambiato il mondo e i fondamentali dell’agire economico, politico e sociale. Anche l’area metropolitana di Roma ne esce profondamente colpita.Noi, pertanto, dobbiamo cercare di contribuire a costruire un nuovo sviluppo di Roma Capitale perché è il territorio in cui viviamo e dove le nostre micro-imprese nascono, crescono, operano.Il nostro territorio è Roma Capitale, prima ancora che nella forma legislativa lo è nei fatti e come bacino di opportunità.Perché è capitale del Paese, capitale mondiale della Cristianità, bacino di straordinarie risorse, molte delle quali non esportabili, non delocalizzabili.Perché è una realtà urbana consolidata che ha tutte le caratteristiche per essere una delle grandi Città a dimensione internazionale.Perché è una delle poche aree mondiali che saranno le grandi protagoniste dello sviluppo dei prossimi decenni.Noi siamo classe dirigente, abbiamo scelto di fare impresa perché animati da valori e da senso della responsabilità, da spirito del “fare noi”, più che aspettare da altri.Se questo è il profilo della nostra classe dirigente, dobbiamo avere un nostro approccio conseguentemente equilibrato, razionale e positivo rispetto al momento che viviamo.Se la crisi deve essere un “radicale cambiamento”, il nostro atteggiamento giusto deve essere conseguente al tempo che viviamo. Dobbiamo sentirci parte attiva, propositiva, del percorso verso un mondo nuovo.L’U.P.V.A.D. Confcommercio, forte della propria storia, deve essere tra le forze attive e propositive, giocando un ruolo positivo nel costruire nuove forme di rappresentanza.Occorre, però, portare avanti politiche non solo corporative, ma anche schierarsi sui temi caldi che interessano la società del territorio e creare consenso sulle proposte avanzate, impegnandosi per costruire maggiore coscienza civica e un nuovo senso della collettività.L’incertezza sulle prospettive economiche incombe sempre più sugli operatori del nostro settore. L’evoluzione dei sistemi produttivi e distributivi impongono alle nostre micro-imprese modelli che generano una forte precarietà. L’invecchiamento dei nostri operatori richiede un rinnovato e forte impegno per costruire politiche attive nel settore che, usando strumenti, metodi e linguaggi innovativi, rispondano alle esigenze di un cambio generazionale con l’innesto di forze giovani e produttive.Serve una cultura nuova, serve sensibilità e voglia di innovare, disponibilità a cooperare con altri per crescere insieme.Anche questo non è un tema nuovo, abbiamo già avviato processi di sensibilizzazione, sperimentazioni e anche iniziative.In quest’ottica vanno valutate la ricerca di intese di partnership con il Cargest e con i grossisti del C.A.R. Occorre fare rete con altri interlocutori su comuni interessi, uscendo dai confini della rappresentanza della categoria per dare voce al ceto medio produttivo nel suo insieme.Come associazione di rappresentanza dobbiamo lavorare verso la sostenibilità in una duplice direzione: interna ed esterna. Per farlo occorre ripensare all’identità, ai valori e al ruolo della categoria, ridefinire la visione allargando il nostro punto di vista, assumersi nuove responsabilità in modo di poter influire maggiormente nei processi economici, politici, culturali e sociali della città.Sostenibilità significa garantire il funzionamento del sistema UPVAD-Confcommercio nel tempo e, se possibile migliorarlo. Dobbiamo riflettere su come sarà la figura dell’operatore su Aree Pubbliche, sul suo ruolo e sul futuro della nostra organizzazione.Stiamo dentro una fase tanto critica che non si può stare né navigare da soli……..solo in convoglio possiamo farcela e questa è la grande attualità dell’appartenenza a sistemi associativi forti. E Confcommercio Roma con i suoi limiti, che certamente ha, è oggi un sistema associativo forte. Ci sentiamo parte qualificata di questo sistema associativo. Per questo la nostra adesione alla Confcommercio non è solo formale ma convinta ed offriamo il nostro sostegno all’azione confederale e il nostro impegno nell’azione sindacale. Riteniamo, però, che siamo maturi i tempi per la costituzione, anche formale, in Confcommercio Roma di un forum delle piccole imprese.Sul piano delle rappresentanze sindacali del settore dobbiamo rilevare i problemi posti dal moltiplicarsi delle sedi e dei livelli di concertazione. Molto spesso le istanze ammesse a concertazione non sono rappresentative degli interessi generali, anzi, il più delle volte il loro interesse è limitato a un mercato periodico, ad una rotazione, ad un posteggio, ad un segmento di attività.Questo perché c’è stato un innaturale pullulare di pseudo associazioni sindacali nel settore.Sovente si è misurata la rappresentanza associativa non per la reale congruità, per la sua storia, per riconoscimenti consolidati, per relazioni istituzionalizzate, ma per appartenenze e/o collateralismi vecchi e nuovi. Una situazione che ha prodotto nel tempo frammentazione, ricerca di risorse per sopravvivere, compiacimenti per stare ai tavoli, e quant’altro. Allora va recuperato il senso più alto della concertazione fra le Amministrazioni locali e le sole Organizzazioni rappresentative di interessi generali del commercio, Confcommercio e Confesercenti, per evitare che interessi particolari rappresentati da piccole organizzazioni anche di poche decine di associati, possono condizionare le scelte; la concertazione è una componente importante del rapporto Istituzioni-società civile. Deve essere migliorata evitando il più possibile di inflazionare le presenze.Non si vuole escludere nessuno però il tema di parametri minimi di rappresentatività e di che cosa si rappresenta va affrontato.Le forze associative devono essere riconosciute per il “valore reale” delle rappresentanze che esprimono nelle Comunità Locali e non per essere sigle.La nostra associazione, la più rappresentativa del settore, vive delle risorse e del consenso dei propri associati, ha come valore e pratica l’autonomia dalla politica avendo come unico riferimento la tutela e il progresso della categoria.Cari Amici, una relazione assembleare non sarebbe completa se alle analisi evidenziate non si ponesse un contributo di idee per la loro soluzione e per quanto riguarda il nostro settore noi indichiamo le scelte che riteniamo indispensabili per il rilancio del Commercio su Aree Pubbliche romano:·         sostegno alla rete dei mercati rionali che sono un patrimonio straordinario della nostra città e rappresentano un valore per la tutela dei consumatori;·         forte contrasto all’abusivismo con il coinvolgimento di tutte le forze dell’ordine ( Polizia di Stato – Carabinieri – Polizia Tributaria ) unitamente al Corpo dei Vigili Urbani. E’ utile anche una campagna di informazione sui prodotti contraffatti e su i rischi derivanti dalla mancanza di garanzie e sicurezza su i prodotti venduti abusivamente. Inoltre sarebbe opportuna l’applicazione di sanzioni, oltre quelle già previste ( come per esempio il sequestro della merce ), che colpiscano in profondità l’abusivo nei suoi interessi reali ( ad esempio, i permessi di soggiorno );·         conferma che i diritti acquisiti non si toccano perché patrimonio di anni di lavoro degli operatori e, quindi, vanno salvaguardati. Nella revisione della Legge regionale 33/1999 il Comune di Roma deve chiedere che rimanga l’equivalenza commerciale del posteggio revocato, per necessità pubbliche, con quello dato in sostituzione;·         una politica comunale che regoli il mercato della distribuzione al dettaglio con una cogente pianificazione che ridia spazio ai piccoli operatori del commercio su area pubblica, ed ai negozi di vicinato, che danno garanzia di pluralità dell’offerta e qualità del servizio, evitando che sia il più forte economicamente a vincere predisponendo una moratoria di almeno cinque anni all’apertura di nuovi insediamenti della grande distribuzione e dei centri commerciali;·         eliminare il proliferare indiscriminato dei Farmer’s Market la cui diffusione, anche per mezzo di incentivi, è favorita dalla Regione, dal Comune e dalla Camera di Commercio. Il Farmer’s Market è una forma di vendita diretta, nella quasi totalità dei casi “spuria”, con commercializzazione di prodotti non di propria produzione ma acquistati anche al CAR, esitati senza il rispetto delle norme igenico-sanitarie previste, praticando prezzi superiori a quelli dei Mercati Rionali e operando in luoghi particolarmente favorevoli anche a discapito di parcheggi già esistenti;·         il commercio itinerante va contenuto e non implementato: occorre fare attenzione alla presunte necessità della creazione di un numero rilevantissimo di nuovi mercati periodici e/o nuove rotazioni. La città è ottimamente servita da qualsiasi forma di commercio e quindi necessita che gli itineranti, non esercitino in modo abusivo, all’interno del centro urbano. E’ urgente un provvedimento che interdica l’intera città, all’interno del Grande Raccordo Anulare, al Commercio itinerante;·         il trasferimento coatto di alcuni Mercati Rionali in strutture architettonicamente belle ma commercialmente non idonee; chiediamo una grande riflessione su eventuali altre iniziative di Proget Financing per non creare situazioni penalizzanti per gli operatori dei mercati interessati;·         porre termine al proliferare dei mercatini domenicali in ogni zona della città che vendono prodotti sia alimentari che non alimentari;·         non concedere nuove occupazioni di suolo pubblico salvo lo spostamento eventuale, per necessità ed ottimizzazione delle soste attualmente autorizzate. Difesa della autonomia operativa delle attuali Rotazioni senza ipotizzare un loro eventuale accorpamento che porterebbe allo snaturamento delle stesse facendo perdere tradizione e capacità commerciale tipica per ciascuna rotazione.·         In occasione di spostamenti di mercati, le soste che operano nelle adiacenze devono seguire il mercato spostato e nel caso che nel nuovo sito non ci sia possibilità di allocazione le soste vanno ricollocate singolarmente nell’ambito di tutto il territorio comunale senza fare dei raggruppamenti di soste perché di fatto si creerebbero veri e propri mercati.·         sarebbe opportuno ricostituire, all’interno dei Mercati Generali, una apposita zona per la vendita da parte dei produttori degli ortaggi della Campagna Romana, che ha un’alta vocazione agricola;·         per i problemi posti dall’arredo urbano e dall’assetto del territorio gli operatori al di fuori dei mercati ( rotazioni e posti fissi) devono utilizzare le stesse attrezzature di vendita con un banco tipo uguale per tutti;·         intensificare il controllo sul rispetto delle regole negli esercizi di ortofrutta attivati da extracomunitari;·         una presa di posizione del Comune contro la cosiddetta Direttiva Bolkestein che rischia di azzerare i diritti acquisiti dagli Operatori su Aree Pubbliche, riducendoli ad essere i “nomadi” del Commercio.Queste criticità necessitano di risposte celeri che pongano le basi per consentire al commercio su aree pubbliche di superare l’attuale crisi ed avviarsi per un rilancio duraturo e nelle legalità.Il Comune dovrebbe intervenire presso la Regione perché venga introdotto il DURC ( Documento Unico Regolarità Contributiva )per eliminare la concorrenza sleale tra chi paga regolarmente i contributi Inps e chi non li paga.Per riuscire a dare risposte certe a queste domande è richiesto, alle forze politiche, un grande senso di responsabilità e di ritrovato senso del bene comune.Esse sono chiamate a mettere da parte il tornaconto parziale e immediato che da troppo tempo ne caratterizza i comportamenti.Alla politica è richiesto uno sforzo di consapevolezza, oserei dire ultimo, per capire che oramai si è toccato il fondo Una Amministrazione Comunale seria, se vuole, ha i mezzi per vedere lontano.Deve vedere lontano.L’Amministrazione comunale legifera, governa, soprattutto può legiferare e governare bene.Ed è con questa Amministrazione che ci vogliamo confrontare valutando il suo operato in modo non acritico.Ne siamo legittimati da 52 anni di storia sindacale che ha lasciato un’impronta positiva nei confronti delle Istituzioni. E con la forza dell’UPVAD.Confcommercio che, con il suo modo peculiare di approcciarsi ai problemi della categoria, ha sempre lottato per difendere e tutelare il Commercio su aree pubbliche romano.L’UPVAD – Confcommercio è una associazione ben radicata sul territorio ed ha una struttura operativa efficiente. Sono però fortemente consapevole che anche il mestiere della rappresentanza deve fare i conti con i profondi cambiamenti e quindi ci si deve innovare.Un associazione con circa 1600 aziende associate operanti in tutti i settori del commercio su aree pubbliche, che agisce su un territorio grande e denso quale il nostro, deve essere meno burocratica e rituale, deve invece essere reattiva e flessibile, con una grande capacità di adattarsi alle necessità di rappresentare interessi ed esigenze con specificità definite e al tempo assicurare una forte capacità di lobby generale.Solo una associazione forte, coesa e competente può, con successo, avventurasi ad esprimere il massimo di flessibilità e di capacità di adattamento senza correre il rischio di disarticolarsi.Una associazione forte ed efficiente e indispensabile per sostenere e accompagnare gli operatori nella difficile sfida del mercato.Non dobbiamo sottacere che al riguardo molto lavoro resta da fare, anche in casa nostra, anche se dobbiamo ritenere la situazione mediamente apprezzabile.Questa è la sfida dei prossimi anni, continuare ad essere una associazione interlocutrice credibile delle istituzioni.La forza per vincere questa sfida ci può derivare prima di tutto e soprattutto dai soci che devono diventare l’esercito della buona battaglia sindacale.Il ruolo di un sindacato moderno è quello di trasformarsi da sindacato di difesa a sindacato guida della categoria.La strada è tracciata, le idee e gli strumenti ci sono, ma il cammino è difficile e faticoso.Oggi al termine dei lavori saremo chiamati ad eleggere il nuovo gruppo dirigente per il prossimo triennio.Al nuovo gruppo dirigente sono consegnati per la realizzazione questi nostri obiettivi.A loro è chiesto di guidare un forte processo di adeguamento e innovazione dell’associazione.Per riuscire nell’intento occorre un gruppo dirigente coeso e forte nella convinzione, rispetto agli obiettivi molto ambiziosi da perseguire.Occorre un gruppo dirigente orgoglioso ed ambizioso che esprima i profili della realtà degli operatori e le figure che danno un senso di futuro al commercio su Aree Pubbliche. Coloro che si apprestano ad assumere responsabilità di dirigenza in questa fase devono aver presente che è richiesto loro un impegno importante, una partecipazione intensa e motivata.A conclusione di questa relazione voglio affermare con forza che ho molta fiducia in un futuro migliore per la categoria del Commercio su Aree Pubbliche romano.

Questo messaggio deve essere inteso anche come un richiamo a migliorarci tutti e, quindi, dobbiamo premiare valori, dobbiamo riconoscere l’eccellenza di coloro che vivono di etica, impegno, rigore; che puntano su determinazione, creatività e relazione; che credono nel coraggio, nella visione, nelle idee, nei sogni e che trovano anche il tempo per essere generosi. A chi fa dell’eccellenza una ragione di vita e un principio imprescindibile del proprio lavoro. Perché l’eccellenza non è solo fare al meglio la propria attività, ma anche credere e impegnarsi affinché ciò che oggi sembra impossibile un giorno si avveri.

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